AZZANNATI !

Forse, tra la delusione e lo scoramento dell’ultimo notiziario, a qualcuno di noi sarà capitato di sentire che i membri della corona britannica di recente hanno parlato di rinunciare alla loro copiosa collezione di avorio.

Questa, tra varie notizie su crisi economiche, cattiverie e suicidi, recessione e inoccupazione dilaganti, merita a mio avviso un’attenzione propria ed esclusiva.

Ha un particolare significato che merita considerazioni originali, dato che di vita del pianeta si parla; vita che abbiamo trovato su Madre Terra, che ci ha visti nascere e che forse ci sopravviverà.

Non per la prima volta nella stessa storia si manifesta un evento che indica la relazione tra capitalismo e ambiente, tra uomo e natura.

Questo fenomeno dovrebbe farci riflettere profondamente, come lo scioglimento dei ghiacci al polo, come l’immissione di elementi tossici nell’atmosfera, nel mare e nel suolo, perché è più grande di noi, della dimensione umana; eppure ci riguarda più direttamente, più ampiamente.

La rinuncia al tesoro di avorio (“oro bianco”) da parte della famiglia reale nel Regno Unito è una scelta emblematica e significativa che vuole dimostrare una rinuncia a valori venali in favore della sopravvivenza di una specie, terribilmente minacciata in questi giorni, esposta al triste e grave rischio di estinguersi: l’elefante, il mammifero più grande che viva ai nostri giorni.

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Proprio in ragione del mercato dell’avorio di cui sono oggetto,

le zanne sono state per millenni lo strumento di difesa di questi pachidermi e,

paradossalmente, stanno rivelandosi oggi la loro condanna!

In questi mesi, nel suggestivo paesaggio della Savana dove la “vera” vita è nata e si sostanzia, si sta combattendo una guerra senza confini! Ogni giorno viene rinvenuto il cadavere di un capo branco, di una matriarca, di un giovane elefante.

Esistono svariati paesi africani, con limiti di risorse, legalità e diffusa corruzione, in cui, quotidianamente, tra le riserve naturali istituite a difesa del nostro (!) ambiente da organizzazioni nazionali ed internazionali, si combatte. Si combatte con fucili e pistole, postazioni radio 24 ore su 24, avvistamenti a raggi infrarossi, elicotteri e jeep; si combattono cacciatori di frodo, mercenari occasionalmente reclutati, trafficanti internazionali.

Per una guardia di questi parchi, uccidere è soluzione preferibile all’arresto o la pena pecuniaria perché l’incriminato tornerà a colpire, se poi lui considera questi “ostacoli” come “costi di produzione” l’etica si venderà sempre ad un determinato prezzo sul mercato.

L’avorio è prezioso, ricercato e gli oggetti lavorati che se ne ottengono fanno gola a molti.

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Fino alla fine degli anni ottanta esisteva una tendenza, altrettanto negativa, di questo  fenomeno che già allora aveva creato una riduzione degli esemplari così drastica da  mettere a rischio la specie, uno dei presidenti Keniani (D.arap Moi) diede fuoco simbolicamente ad una montagna d’avorio davanti a i media con l’intento di svegliare la coscienza pubblica; oggi il fenomeno sta tornando pericoloso. Il numero di animali si è  ridotto drasticamente. Il mercato stabilisce purtroppo le linee di demarcazione del disastro; i maggiori fruitori del traffico che porta a desiderare l’oggetto in avorio sono gli asiatici ( otto paesi in particolare) e qui si delinea un altro triste fenomeno:

il cinese della classe media, oggi in fase di arricchimento, viene attratto dal possesso di un oggetto lavorato in avorio.

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La confusione sulla provenienza è grande e voluta da chi ha interessi in gioco.

Vige un meccanismo di disinformazione tale da far credere addirittura che il materiale grezzo si trovi per morte naturale degli elefanti o, peggio ancora, è diffusa la concezione che le zanne possano ricrescere e cadere periodicamente. Disinformazione e corruzione. Questi i due elementi diffusi nel paese che favoriscono fondamentalmente il fenomeno della commercializzazione dell’avorio. Se queste connotazioni caratterizzano un paese che rappresenta oggi l’impero leader nel panorama internazionale, in che direzione andiamo?

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Sapevate che gli elefanti eseguono un rituale funebre alla morte di un altro essere?

Il culto dei morti ha sempre contraddistinto una specie dotata di libero arbitrio da una cosiddetta “animale”….meditiamo.

M.

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