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#aiutiamoAMAtrice

Hello Lovers,
oggi ci rivolgiamo in particolare ai nostri followers più vicini, ma la splendida iniziativa di cui stiamo per parlarvi, e che molti di voi conosceranno già, è attiva in tutta Italia grazie all’idea del food blogger Paolo Campana, founder di Bloggokin.it
“Un piatto di amatriciana per aiutare la popolazione di Amatrice e le zone colpite dal sisma ” che si traduce in 2 euro (1 lo mettono i clienti, l’altro i ristoratori) per ogni piatto di amatriciana ordinato e consumato.

Una maniera gustosa e solidale per celebrare quello che a giorni sarebbe stato, proprio ad Amatrice, il 50esimo anniversario di uno dei piatti della cucina italiana più famosi nel mondo.
Il suo piatto.
L’Amatriciana.

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A Montesilvano, Il Ristorante Sapò, in collaborazione con il pastificio artigianale (che noi adoriamo!!) Rustichella d’Abruzzo, la macelleria MisterChef srl e la Cantina Monteselva  ha dato la sua disponibilità aderendo all’iniziativa lanciata da Paolo Campana.
Cinque serate (fino al 28 Agosto) per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate.
La spaghettata si terrà tutte le sere lungo marciapiede adiacente il ristorante, con una grande tavolata 🙂
Il prezzo è semplicemente deciso dal cliente.

Al termine delle cinque serate sarà pubblicato l’incasso il cui ricavato verrà devoluto alla Italian Red Cross – Croce Rossa Italiana in favore dei terremotati di Amatrice.

E allora…ci andiamo?
A & M

 

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Quasi una sinestesia…Il “gelo” di arance

Buongiorno Lovers,
l’estate si avvicina, anche se in questi giorni siamo di nuovo nell’umidissimo grigio plumbeo…
Io ho voglia di reagire e ho pensato di proporvi un dessert che mi ricorda il caldo…il mare…la spiaggia…
Le vacanze!

Voi la conoscete?
E’ il “Gelo di arance”

Qui trovate la preparazione, presa in prestito dalla cara Antonella Bentivoglio d’Afflitto, è facilissima 🙂
1 litro di arance spremute filtrate con il colino per togliere residui e renderlo trasparente (del litro di succo mettete 3/4 di spremuta e 1/4 di acqua)
5 fogli di gelatina (mi raccomando, sulla confezione della gelatina guardate la dose per 1 litro di liquido)

Fate sciogliere a bagno maria nel succo i fogli di gelatina che avrete prima “ammollato” in acqua tiepida e poi “strizzato”.
Prendete uno stampo a ciambella e spennellatelo per bene con olio di mandorle.
Versate il succo nello stampo.

Aspettate che raffreddi e mettetelo in frigo per la notte.
Tirate fuori il Gelo solo poco prima di metterlo in tavola.
Potete guarnirlo con panna e granella di mandorle o polvere di cannella o fettine di arancia tagliate con foglioline di menta (l’ultima soluzione è la mia preferita!)
La cosa bella di questo dessert è che potete realizzarlo anche con mandarini o altra frutta, con lo stesso procedimento.
Sarà comunque buonissimo

Buon appetito, gnam!

A.

 

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pic from Antonella Bentivoglio D’Afflitto Fb page

Homemade Butter!

Ciao Lovers,

abbiamo scoperto da poco che è possibile (e facilissimo!) realizzare il burro in casa…con della semplice panna fresca 🙂

Ho fatto qualche ricerca e vi posto la ricetta, eccola qui

Per 180 g di burro: 

Procuratevi un colino, una ciotola (o robot da cucina), un barattolo a chiusura ermetica, acqua e un paio di bottiglie in vetro, carta forno.

Versate 500ml di panna fresca in una ciotola o nel vostro robot da cucina

Piccolo tip: sarebbe meglio se i contenitori fossero molto freddi perché proprio il freddo aiuta a dividere la massa grassa dal latticello.

Montate a neve la panna con la frusta fino a farla smontare (dovranno passare circa 10 minuti).
Eh si, proprio così, deve impazzire 😉
Ve ne accorgerete dal colore, che da bianco candido (e invitante) diventerà giallo.
Raccogliete i fiocchi e lasciateli sgocciolare in un colino aiutandovi anche con le mani: fate attenzione ad appoggiare il colino su un contenitore perché il liquido in eccesso (che si chiama latticello) potrà esservi utile (ve lo dico più giù)

Adagiate i fiocchi sulla carta forno e date la forma al panetto.

A questo punto potete lasciare il vostro burro così, trasferendolo in un barattolo di vetro a chiusura ermetica (in frigo durerà almeno 1 mese, in freezer anche un 1 anno) oppure potete

– Aromatizzarlo usando la granella di pistacchio, l’erba cipollina o l’olio al tartufo

– Salarlo aggiungendo circa il 3% del suo peso in sale marino (lavoratelo a pomata in una ciotola, aggiungete il sale e lavoratelo ancora)

– Trasformarlo in una crema dolce da spalmare sul pane, aggiungendo 20 grammi di miele  a 100 grammi di burro lavorato a pomata. Merenda!!

pic from jordansonion

pic from jordansonion.com

 

Ho trovato questi consigli sull’utilissimo scattidigusto.it assieme al metodo per riciclare il latticello

Prima vi dicevo di non buttarlo ma farlo colare in un contenitore (o in una bottiglia) al momento della spremitura del burro.
Una volta raccolto, fatelo passare attraverso un colino e raccoglietelo in una bottiglia: è un alimento povero di grassi  (26 calorie per 100 cc) e proteine ma è ricco di sali minerali (calcio, magnesio, potassio – che lo rendono un alimento alcalinizzante correggendo l’acidosi e partecipano al buon funzionamento del sistema nervoso e cardiovascolare e diuretico – e fosforo), vitamine (la B2 ad esempio) e aminoacidi che  contribuiscono a stimolare il sistema immunitario.

Unico difetto: il latticello è costituito principalmente dal lattosio, per  cui rappresenta un vero veleno per  i soggetti intolleranti 😦

 

 

 

 

#What – Degustation for Dummies “la conclusione” :)

Andare a naso, letteralmente ma pure metaforicamente.

Letteralmente perché senza il naso non riusciremmo a percepire come facciamo.

Ad esempio, l’aroma è la caratteristica sensoriale data da un cibo o da un’altra sostanza derivante dalla combinazione di odore e sapore. Cosa sarebbe il mondo senza aromi?
Chi berrebbe appena sveglio una tazzina di acqua calda scura altrimenti?

Metaforicamente per conoscere quello che beviamo e bere bene.

Io ho conosciuto un po’ il vino grazie al cielo, anzi grazie all’etere, ascoltando un’intervista alla radio con un enologo, che diceva: “fidatevi di voi!!”

 

“E’ così complesso e articolato l’universo del vino, che potrei subissarvi di consigli, tante sono le complessità, i luoghi comuni e perfino i raggiri, ma affidatevi all’istinto e al buon senso che saprete benissimo orientarvi da soli, se avrete coerenza, curiosità, pazienza e un po’ di memoria, con l’intuito sarete i migliori sommelier di voi stessi”.

 

Prendo un ultimo esempio che insegna molto sulle teorie del vino…

Tra le regole dell’abbinamento (tale vino con certo cibo), esiste un principio detto “abbinamento per  territorialità” che stabilisce che a monte di qualsiasi regola che un bistecca fiorentina sta benissimo con un vino maremmano, che il Lambrusco va a braccetto col cotechino, che il Frascati è perfetto per la carbonara e il Cerasuolo d’Abruzzo  per la Matriciana.

Il luogo in cui siete nati si abbina perfettamente col vostro gusto per il vino, innato e sofisticato.

Il clima, il territorio come il vino e il cibo fanno il vostro ambiente, lo descrivono e caratterizzano e in qualche modo, si trovano nel vostro carattere, nella vostra personalità e nel codice genetico.
Sono vostri e così è vostro il gusto che vi appartiene e a cui appartenete.

Lo avete nel sangue, scopritelo!
Act  global, think local 😉

 

Nessun razzismo, nazionalismo o campanilismo ma il mondo è bello perché è vario e così è il vino.

Lasciamo la birra ai paesi nordici e alla nobilissima Sardegna, abbracciamo il nostro patrimonio inestimabile che è l’uva che cresce sulle nostre colline.

Si dice “La birra la fa l’uomo, il vino lo fa Dio”, si ride dicendo “Chi beve birra campa cent’anni, chi beve vino non muore mai”

Vale la pena , no?

Ooh!
Io ce l’ho messa tutta, spero di avervi persuasi.
Apriamo una bottiglia?

M.

 

wine

La nostra casa da oggi è più shabby :)

Tempo fa vi ho parlato della nostra collaborazione con lo shop Pol&Cler
Finalmente oggi abbiamo scartato una delle loro meraviglie, il set per spezie in ceramica, della collezione “shabby chic”
Nella piccola nostra cucina (provvisoria per fortuna – Hurray!), non c’è molto spazio e quindi questo set è stato particolarmente comodo grazie alla struttura in legno…Certo, lo confesso, non vedo l’ora di utilizzare i barattoli sistemati magari su una mensola realizzata e dipinta da Max 🙂

Per il momento ci godiamo questo piccolo privilegio. Vi lascio, vado a riempire i barattoli 😛

A.

 

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Vegan si – Vegan no

Mi ci sono messo pure io ad ironizzare a discredito delle recenti considerazioni dell’OMS.
Quando si parla di scelte personali però faccio un passo indietro, per rispetto dell’orientamento del singolo sulle scelte alimentari che ritiene migliori per se stesso.

Parla uno cresciuto a salsicce di fegato piccanti che ha cucinato arrosticini per gli amici ovunque, dalle rive del Naviglio Pavese alle coste del Salento passando per i tetti di via Merulana, uno che legge sull’Artusi l’identificazione della vera Chianina, che posside un coltello francese lama 21 per tritare carne di filetto da mangiare cruda alla Tartara, alla faccia del sashimismo dilagante.

Però, a parte il simpatico slogan “Vegano stammi lontano”, di cui apprezzo la creatività, non vedo perché una persona non possa essere libera da pregiudizi o giudizi sui criteri di scelta riguardo quello che decide di mettersi nello stomaco per nutrimento o gusto; non condivido la demonizzazione o la beffa eccessiva perché noialtri abbiamo fatto una scelta iniziale diversa, poi fino a che punto è scelta autonoma, consapevole e maturata sarebbe da chiederselo un pochino; io me lo sto chiedendo ma intanto non giudico nessuno…

Credo che cancerogeni, veri o falsi dell’alimentazione carnivora o comunque “animalproteica” li stabilirà solo l’archeologia nel futuro,
per ora so che chi conosco tra i “mangiaverdure” sta ‘na favola e il medico gli descrive stomaci da sedicenni anche passata l’età.

Insomma se proprio vogliamo farcele ste salsicce ai ferri, che il veleno sta nelle dosi lo sapevamo già, perché prendersela con chi ha deciso di no?
Per fare una scelta così radicale ci avrà pensato abbastanza, non vi pare?
D’altra parte, alla fine della fiera, toglie concorrenza, di che lamentarsi?

Senza polemica.

Buon appetito e tanta salute a tutti!

M.

PicMonkey Collage

30 ore in Abruzzo – viaggio dentro (e intorno) alla valle Peligna

Una delle tante, tantissime, qualità dell’Abruzzo è quella di avere una moltitudine di variabili e scelte per fare vacanza: in meno di un’ora si passa dal mare alla montagna passando attraverso paesaggi mozzafiato.
Fare vacanza a volte non è possibile…E allora perché non approfittare dell’opportunità per organizzare un mini viaggio proprio qui?

Il nostro suggerimento parte dalla base minima di relax, 30 ore 🙂
Ecco il nostro cronoprogramma, con partenza da Pescara.
Abbiamo scelto la nostra città perché può esservi utile e comoda anche grazie all’aeroporto ma, come dicevo, è possibile, con un impegno minimo, declinare queste ore in tantissimi percorsi diversi.

Per ogni destinazione troverete il link con le info utili
So, let’s start 🙂

Giorno 1
(lasciamo a voi la scelta dell’ora di partenza, ma non esagerate con i sonnellini e partite entro le 11 :P)

Pescara: spiaggia, bagno, sole

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pranzo, caffè e passeggiata in paese
Ci siete mai stati? la città dei confetti affonda le sue radici nell’epoca romana. Passeggiare lungo le sue strade crea uno scompiglio malinconico…Da non perdere.

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Sulmona (frazione Badia):
1) visita all’Abbazia Celestiniana di Santo Spirito al Morrone (trovate tutte le info e gli orari di apertura Qui)
Scoprire questo posto è stato emozionante…abbiamo avuto la fortuna di arrivare in tempo per una visita guidata (gratuita) in cui ci è stata spiegata la storia dell’abbazia che da chiesa medievale è diventata ricca roccaforte dei celestini per poi essere trasformata in carcere e
Il lungo lavoro di restauro sulla struttura seicentesca è quasi completo, manca solo la chiesa, ma vale già davvero la pena, anche solo perché non ci si aspetterebbe mai di trovare un luogo così bello (una delle più grandi abbazie del centro sud) proprio lì.
Eh si perché, come al solito, non esiste valorizzazione (né pubblicità sufficiente)…ma rischiamo di cadere nella solita trappola della lamentela e quindi, lasciamo a voi le considerazioni 😛
2) escursione e merenda all’Eremo di Sant’Onofrio; visita al tempio italico di Ercole Curino
Dobbiamo confessarvelo…non siamo saliti fino all’Eremo anche se avremmo voluto tanto…
Avevamo Camilla con noi (la mia amata pelosina festeggia 14 anni tra due mesi) e non ce la siamo sentita di salire perché era molto caldo…ma torneremo 🙂

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Sosta alla Riserva naturale regionale delle Gole del Sagittario (Oasi WWF dal 1991):
Come tutte le cose belle, non era prevista…anche se io avevo da tempo una gran voglia di visitarla!
Ma, sapete com’è, tra una curva e l’altra abbiamo trovato il cartello e non abbiamo resistito alla tentazione di fermarci 🙂
La riserva delle Gole è splendida ed è possibile passeggiare, fare il bagno nelle acque super gelate (pur essendo questo un periodo di relativa secca) e fare un picnic.
La natura è incontaminata e, in alcuni tratti, sembra davvero di trovarsi in un altro mondo.
Camilla strafelice, noi ancor di più 😉

 

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Arrivo a Scanno:
Ok. Siamo totalmente impazziti per questo paese.
Il solo arrivare a destinazione (percorrendo strade strettissime lungo rocce e dirupi e dando un primo sguardo al lago di San Domenico e a quello della stessa Scanno), è sufficiente.
Scanno è fiorente, deliziosa, ricca di persone e vita e soprattutto di “nonnine” vestite nel costume tipico.
Ok, io sono di parte perché amo le nonnine, ma come si fa non adorarle?

Dopo l’aperitivo con cedrata Tassoni di ordinanza (:P) in piazza, abbiamo scelto di cenare e pernottare nel Bio Agriturismo Valle Scannese, totalmente immerso nella natura ma non lontano dal paese.
Trovate la mia recensione della struttura cliccando Qui

Giorno 2

Caffè in paese e pranzo al lago di Scanno:
Abbiamo scelto di fermarci a circa la metà del percorso, in una piccola spiaggia.
Che dire…emozione, il mio primo bagno al lago (un’altra delle esperienze vissute grazie a Max)!
Acqua smeraldo fredda al punto giusto ma meravigliosa (ricordate di portare delle scarpe in gomma perché la riva e il fondale sono sassosi)

Info utile: Ai nostri amici cani è permesso l’ingresso ma non la balneazione

Per il pranzo abbiamo scelto di far preparare dei panini in un negozio di alimentari (provate il pan focaccia a proposito!)

Visita all’Eremo di San Domenico (VillaLago)

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Sosta a Cocullo e ritorno a casa.

30 ore totali.
Potete scegliere di aggiungere o togliere alcune tappe a sarà un mini viaggio pieno di emozioni e bellezza.
Avrete voglia di tornare, restare più tempo, raccontare il soggiorno ai vostri amici.
Noi torneremo.
Su questo non c’è alcun dubbio.
A presto Lovers,

A.