cucina mediterranea

Esperimenti pratici di lasagna vegetariana

L’arrivo dell’autunno per noi rappresenta da sempre la voglia di rimettersi ai fornelli sperimentando.
La mia prova è consistita in una lasagna vegetariana. Rossa, perché a Max piace di più 😉
Per la sfoglia ho adoperato la pasta già pronta ma ecco cosa ho usato per il ripieno:
Spinaci
Patate
Pomodori
Peperoni
Melanzane
Se non si tratta di verdura di stagione e soprattutto se volete fare ricette, come questa, in cui è necessario cuocere per un bel po’ il mio consiglio è di acquistare tranquillamente prodotti surgelati perché le proprietà della verdura si perdono subito e non vale la pena spendere di più.
Ma solo in questi casi! Mi raccomando 🙂
Gli spinaci hanno rappresentato la parte preponderante, tutto il resto potrete aggiungerlo in parte minore.
Per fare il ripieno la verdura dovrà essere disfatta. Potete scegliere anche di passarla in frullatore.
Passiamo agli strati: cominciate con la verdura, sbriciolate un po di feta e ricoprite con il parmigiano.
Come vi dicevo io ho adoperato il sugo (fatto con aglio, olio e basilico e tirato con una cottura di un paio di ore) ma la lasagna vegetariana si presta assolutamente al bianco.
Ho voluto sperimentare la feta che non mi è dispiaciuta affatto ma se non vi piace adoperate la ricotta che è magra, buonissima e si sposa alla perfezione con il ripieno.
Ecco il risultato, che ve ne pare?
Fatemi sapere come verrà la vostra!
A presto
A.

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Se fàmo du’ spaghi?

Pubblicare “a’ matriciana mia” (sua di Aldo Fabrizi) rappresenta uno spunto, un invito a godersi un bel piatto di pastasciutta fumante.
Perché no?

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Opera gastronomica oggi tanto raffinata, rigenerata, svecchiata, camuffata, quanto semplice ieri, ai tempi della civiltà contadina, delle carestie della guerra e della fame degli emigranti.

Non se ne abbiano le rappresentanti del sesso gentile, sempre a caccia di quel chilo in meno che nessuno loro impone se non i patinati rotocalchi, gravidi di starnazzanti ochette ritoccate di questo o quell’altro turno.

Con misura e raramente, concedete allo spirito e al corpo, alla faccia delle diete zonali e tisanoreiche.

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La più bella frase che abbia sentito ad una prova d’orchestra da un grande maestro è stata:
“Signori, per favore, suonate a fondo, riempite le note, non abbiate paura di esagerare; perché
nella musica il grasso è ancora considerato qualcosa di bello!”…e io credo che nella cucina valga lo stesso.

E allora basta ai troppi convenevoli da aperitivo, nostra invenzione originariamente solo da bere che, emigrata oltreoceano agli inizi del novecento, torna negli anni settanta in versione mangereccia per influsso dell’ “happy hour”, trovata commerciale risalente ad allora negli States.

Inoltre, dico la verità, col tempo sono diventato un po “anti-antipasti” (fateci caso, capro espiatorio del giorno dopo, sempre nominati quando si dice: “è l’antipasto che ci ha rovinati!”…d’altra parte il destino sta nel nome).

Insomma, senza poche premesse andate dritti al sodo, anzi, al dente: mezzo chilo di rigatoni o due fili cotti il giusto, salsa di pomodoro con odori, colori e fantasia, una spolverata di formaggio soffice, un buon bicchiere di vino e……buon appetito.

M.