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Giorni vuoti

In alcune sale d’attesa il tempo passa scrutando l’altro.
La ragione della tua presenza lì ciascuno la legge negli occhi dell’altro.
Gioia. Dolore. Speranza. Rabbia.
E la sensazione di voler chiudere gli occhi, la testa, il cuore.
Senza pensare.
Vivere così.
Almeno per un po’
A.

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I giorni del bicchiere vuoto…

Io e Max siamo spesso lontani a causa del lavoro.
Nel primo giorno di distanza, non importa quante volte sia successo o quanti anni siano passati, quella del bicchiere è la prima metafora che si presenta davanti ai miei occhi.

Mi guardo allo specchio, prendo lo spazzolino. Guardo il bicchiere.
Vuoto.
Quando c’è lui in quello spazio troneggiano tutti i suoi “accessori di bellezza”.
Ora no. Il suo dentifricio preferito è in giro con lui. Tornerà con lui.
In quel bicchiere.

E io aspetto. Come lui aspetta me. Dall’altra parte dell’Italia.
Siamo a -18 oggi.
Manca poco. Manca molto.
Io non vedo l’ora.
A.

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